Terza domenica di Pasqua

Stiamo attendendo con desiderio crescente che la cronaca ci restituisca notizie chiaramente positive sul calo della diffusione del virus, e che queste portino a una progressiva ripresa delle attività che sono state fermate, così da rompere un po’ alla volta quel iorestoacasa che ci accompagna da ormai parecchio tempo. Come sarà la fase 2? Come pensare alla vita ai tempi del coronavirus? (qualcuno certo ricorderà il romanzo di Garcia Marquez, La vita i tempi del colera; ma senza andare tanto lontano i capitoli de I promessi sposi che raccontano la vita ai tempi della peste…).

Intanto, ieri, sabato 25 aprile, abbiamo celebrato l’anniversario della liberazione: un giorno importante nella storia del nostro paese, una parola decisiva nella vita di ciascuno di noi. Liberazione, libertà…

Questa è la realtà che stiamo vivendo. Ascoltare il Vangelo richiede certo di fare silenzio dentro di noi. Ma non di astrarci dalla realtà, anzi.

Come i due di Emmaus, che lungo il cammino conversavano tra di loro. È in quel momento che Gesù si avvicinò e comincio a camminare con loro. Gesù risorto si avvicina, cammina, quando non lasciamo che ciò che accade rimanga nelle nostre rimuginazioni personali, ma quando ne parliamo, quando non lasciamo che le nostre delusioni, tristezze, ferite, rimangano non dette. Nell’esperienza della conversazione, del dialogo, c’è il germe della risurrezione!

E Gesù chiede di andare al di là del dialogo a due: perché anche in quel dialogo c’era il rischio semplicemente di darsi ragione a vicenda, o di buttarsi giù a vicenda, di confermarsi vicendevolmente nella rinuncia. “Di cosa state parlando?”, chiede. Sono quasi costretti a raccontare, dei loro desideri, progetti, speranze. E, pur non uscendo dal “loop” negativo, sono comunque costretti raccontando anche a far balenare che potrebbe non essere finito tutto: le donne hanno detto… alcuni sono andati…

Gesù prende la parola. Lo fa per “spiegare” le Scritture, per interpretarle. I due discepoli diranno poco dopo: ci apriva le Scritture, è questo il verbo che essi usano. Gesù stesso è l’interprete della Scrittura, lui che è il Logos, la Parola. È lui che ci fa conoscere il volto del Padre, la sua parola che dà vita. E così, noi chiediamo al Signore, Risorto e vivo in mezzo a noi: aprici le Scritture, perché sappiamo interpretare questo tempo che viviamo, riconoscerti vivo in questa realtà in cui per un po’ sembrava prevalere la morte, e in cui ancora tra noi regna la paura, la diffidenza, il sospetto…

Ecco alcune cose che chiederei al Signore in questo momento: aprici le Scritture perché comprendiamo come ridare profondità alle nostre relazioni, evitando che il “distanziamento” che ci viene imposto non diventi un porre barriere tra di noi. Aprici le Scritture perché impariamo come farci accanto e camminare con sorelle e fratelli, famiglie e anziani, che a causa di questa malattia si trovano spiazzati, senza sostegno, sia dal punto di vista delle relazioni che anche economico. Aprici le Scritture perché sappiamo inventare (cioè scoprire e edificare) un nuovo mondo. Aprici le Scritture perché sappiamo portare il tuo stile, la tua presenza, in ogni settore della vita quotidiana.

Gesù parla con loro; ma non solo. Si ferma, e spezza il pane. Con che fatica, in questo tempo, leggiamo questa parola che ci rimanda così chiaramente all’Eucaristia, a Gesù che spezza il pane, la sua vita, e la offre, e non poterla celebrare insieme! Ma facciamolo nelle nostre case, all’inizio del pasto prendiamo il pane, spezziamolo, e ricordiamo le parole di Gesù, e diciamoci “Il Signore è con noi, è qui, in mezzo a noi!”, in attesa – speriamo davvero molto presto – di poterlo fare nuovamente insieme.

E anche noi, partiamo senza indugio! La “fase 2” ha bisogno che portiamo il nostro contributo di testa, di cuore e di mani. Non si tratterà solo di aspettare ciò che decidono nella stanza dei bottoni. Tocca a noi portare il nostro contributo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *