Domenica delle Palme e della Passione del Signore

Come costruire un momento di preghiera in famiglia? Sul foglietto trovate una proposta, pensata in particolare per coinvolgere anche i bambini; nell’altro foglio vi offriamo una traccia più articolata, che si concentra sull’ingresso di Gesù in Gerusalemme.

Buongiorno a tutti voi, care amiche e amici.
Siamo giunti alla domenica delle Palme. È davvero una sensazione strana non essere circondati da cassette di rami di ulivo, dai preparativi per la celebrazione, i lettori per la Passione… Invece continuiamo ad essere costretti ciascuno nella propria casa.
Abbiamo davanti a noi una sfida interessante. Invece di lasciarci guidare da una liturgia di cui non solo la traccia è scritta ma ci sono alcuni che la propongono e noi gli andiamo dietro, questa volta se vorremo vivere non solo la domenica delle Palme ma anche i giorni del Triduo, dovremo farci protagonisti, in casa. Preparare il luogo e le cose, essere noi a leggere e fare…
Naturalmente, può essere bello seguire le celebrazioni del Vescovo o del Papa: tutti gli orari sono pubblici, non è difficile trovarli. Ma mi raccomando: fatelo bene, se lo fate. Non è un’occasione per poter contemporaneamente stare dietro al pranzo, fare le pulizie, finire la scheda di scuola, leggere il giornale mentre in sottofondo scorre la liturgia… Il nostro cuore e la nostra testa siano lì, per ascoltare il Signore che ci parla.

Più che mai oggi l’invito è a leggere o ascoltare le letture, in particolare il racconto della Passione. A lasciarci penetrare dallo svolgersi degli eventi, a sentirci coinvolti dentro questa storia, dall’inizio, a stendere i nostri mantelli sulla strada e agitare i rami, e poi attorno a Gesù durante la cena e quando viene arrestato, e poi dopo, certo più a distanza, sconcertati, paurosi…

Gesù vive l’obbedienza: non come voglio io, ma come vuoi tu! Così ce lo descrive la prima lettura, dal profeta Isaia: orecchio attento, non si tira indietro.

Gesù vive l’abbandono, l’isolamento: Tutti i discepoli lo abbandonarono e fuggirono. Fino a gridare “Dio mio, mi hai abbandonato!” Così le parole del salmo esprimono lo sfogo di chi si sente tradito, circondato da malfattori; ma ancora sa dire “Tu, Signore, sei la mia forza”.

Gesù si abbassa, si umilia di fronte a Pilato, ai capi dei sacerdoti, agli anziani. Come ricorda la seconda lettura: svuotò se stesso… fino alla morte.

Davvero, in questa domenica, fermiamoci a contemplare. A fare memoria della Passione. È una memoria pericolosa, diceva un teologo. Perché non ci lascia tranquilli. Non ci può lasciare tranquilli e indifferenti. È una memoria che ci interroga. In questa settimana “santa” che si apre, lasciamoci condurre. Chissà che il suo Spirito non vinca le nostre resistenze e, finalmente, ci convertiamo?

Concludo con una breve poesia di Domenico Ciardi

Su questa terra che ruota nello spazio
con i suoi oceani tempestosi e i suoi deserti
con le periferie affollate e strade sporche
tra storie tristi, raro il sorriso, povera gente
è venuta la redenzione
non un dio d’oro e di portenti
soltanto un uomo spogliato che perdona

2 Comments

  1. Se Gesù non avesse vissuto l’abbandono, l’isolamento … se non avesse provato l’angoscia fino a trasudare sangue … se non avesse terminato la sua vita terrena in quel modo, fra i tremendi dolori della croce … se non si fosse sentito annientato anche dal silenzio del Padre, allora … allora, oh sì, potremmo a buon diritto rinfacciare a questo strano Dio tutta la nostra misera condizione di povere creature umane (anche il buio di questi giorni di contagio!) e dirgli, con un tragico senso di rivalsa: «Tu che ne sai? Tutto questo non l’hai provato!». E invece la Croce ci tappa la bocca, ci lascia smarriti, mentre comprendiamo che il Cristo non poteva che finire così. E ci sorprendiamo a mormorare: «Ma se tu, che sei Dio, se tu, che sei l’onnipotente creatore, hai provato tutto questo e sei morto in croce, soffrendo nel corpo e nello spirito come l’ultimo degli esseri umani, allora che cosa possiamo pretendere noi? E come osiamo rivolgerti le nostre accorate suppliche, affinché tu ci preservi dal dolore?». Ma poi ci ricordiamo delle prime luci del mattino di Pasqua e ci sorprende la gioia della vista di quella tomba vuota che ha riempito di senso ogni cosa e ha trasformato il nostro perenne lamento in danza. Gesù non ci ha spiegato il perché del dolore: l’ha semplicemente dissolto, trasformandolo in amore e vita. Buona Domenica delle Palme (così strana, quest’anno …!) a tutti!
    Sergio N.

  2. Vorrei fare una riflessione su questo periodo di clausura a casa e sul periodo dell’anno liturgico che stiamo vivendo.
    Con le dovute diffeeenze storiche, cronologiche e geografiche, mi viene in mente l’episodio degli ebrei schiavi in Egitto quella sera che. Mosè disse loro di chiudersi a casa e segnare le porte delle abitazioni col sangue dell’agnello.
    Possiamo sperare e immaginare che dopo tanti lutti nel nostro paese e nel mondo possiamo riprendere a vivere in Comunità.

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