Continuiamo il nostro cammino di Quaresima in questo modo inedito. Anche questa settimana vi offriamo alcune indicazioni per la preghiera in famiglia: l’invito è a ritrovarsi domenica mattina, ma qualsiasi momento va bene!
Sia l’uno che l’altro li trovate anche stampati sui tavoli in fondo alla chiesa.
L’Ufficio catechistico diocesano inoltre mette a disposizione diverso materiale per vivere questa settimana in famiglia Lo trovate a questo link: https://www.diocesi.torino.it/catechistico/wd-appuntamenti/strumento-per-la-catechesi-settimanale-in-casa-v-domenica-di-quaresima/.
NEI PROSSIMI GIORNI FAREMO DELLE PROPOSTE PER VIVERE LA DOMENICA DELLE PALME E LA SETTIMANA SANTA.
Vi propongo infine il testo di una mia riflessione sulle letture (sta girando anche in video attraverso Whatsapp): sono graditi i commenti!
OMELIA PER LA QUINTA DOMENICA
Terza domenica senza la possibilità di incontrarci intorno all’Eucaristia. E sembra che dovremo ancora proseguire per un po’. Costretti dalla situazione a cercare modi per vivere il centro dell’anno liturgico, la Pasqua e la grande settimana, in famiglia, nelle case.
È davvero una situazione inedita, che richiede tutta la nostra creatività. Con Francesco e Raffaella ci stiamo pensando, faremo attraverso il sito delle proposte…
Ora soffermiamoci sulle letture di questa domenica. Come sempre, vi invito innanzitutto a leggerle con calma, a prendervi un po’ di tempo per gustarle.
Si parla di vita e di morte, di tombe e di pianti. Drammaticamente attuale, di fronte alle immagini che ci accompagnano in questi giorni, ai numeri che ci vengono comunicati. “Vi faccio uscire dalle vostre tombe, vi riconduco nella vostra terra”. “Lazzaro, vieni fuori!”. Sì, Signore, non vediamo l’ora di venire fuori da questa situazione, non vediamo l’ora di poter uscire di casa, senza restrizioni, di riprendere le nostre occupazioni abituali. Ci sentiamo soffocare, ci sembra in qualche modo di essere anche noi rinchiusi in un sepolcro.
Nel vangelo non solo Lazzaro è chiamato a uscire dal suo sepolcro. Anche Marta e Maria, se capisco bene.
Marta è bloccata dal suo sapere. “So che qualunque cosa chiederai… so che risorgerà”. Ma, nel profondo, sembra non credere che Gesù possa cambiare la vita delle persone. Anche di fronte alla richiesta di Gesù di togliere la pietra, vorrebbe fermarlo: lei sa che il cadavere ormai puzza!
Gesù chiede a Marta: credi che chi vive e crede in me non morrà? Marta è chiamata a passare dal sapere al credere. E noi?
Maria è ferma, seduta in casa, immobile. Di lei si dice che piange: di fronte al suo pianto tutti si commuovono. Sembra chiusa in questo suo pianto, la sua vita trasformata in lamento, incapace di uscirne. La parola di Gesù però la mette in movimento: il Maestro è qui e ti chiama, a ritrovare la speranza.
Veniamo a Lazzaro. Sembra che ormai la situazione sia irreversibile, non c’è nulla da fare. Qualcosa possiamo fare noi: togliere la pietra innanzitutto. Allora la parola di Gesù agisce. E Lazzaro esce. C’è di nuovo da fare per noi, Gesù chiede di togliergli le bende. È bello vedere che Gesù chiede la nostra collaborazione.
“Signore, ecco, colui che tu ami è malato”
“Signore, ecco, tu ci ami, e siamo malati! Tutto il mondo è malato!” (certo pensiamo in questo momento al coronavirus, le letture ci invitano a non dimenticare quella forma di malattia “mortale” che è il peccato).
“Io sono la risurrezione e la vita… credi tu questo?”
“Il Signore è qui e ti chiama”
“Togliete la pietra” “Lazzaro, vieni fuori” “scioglietelo”
In questo tempo, il Signore ci chiama a credere alla vita! E credo che dovremo ricordarci questa pagina del Vangelo, quando cominceremo a uscire da questa situazione di morte che stiamo vivendo. Qualcuno toglierà la pietra e ci scioglierà dalle nostre bende. E noi potremo farlo per altri, a vicenda. Per ricostruire, per rivivere. Lo Spirito che abita in noi darà la vita ai nostri corpi mortali. Lasciamoci dominare dallo Spirito!
Concludiamo la nostra riflessione ancora una volta con la preghiera per i catecumeni che si preparano a ricevere il battesimo:
Signore Gesù,
che, risuscitando Lazzaro da morte,
hai rivelato d’esser venuto
perché gli uomini avessero la vita e
l’avessero in abbondanza,
libera dalla morte questi eletti,
che cercano la vita nei tuoi sacramenti,
allontana da loro lo spirito del male
e, per mezzo del tuo Spirito datore di vita,
comunica loro la fede, la speranza e la carità,
perché vivano sempre uniti a te
e abbiano parte alla gloria della tua risurrezione.
Buona domenica e buona settimana a tutti!
«Se tu fossi stato qui …»: è la recriminazione che spontaneamente, come Marta (lei, donna concreta e pratica per eccellenza!), rivolgiamo al Signore di fronte ad una sciagura improvvisa, di fronte allo spegnersi di un nostro caro, di fronte alle infinite vittime di questo contagio … Sono parole che tradiscono e rendono palese la nostra poca fede: da buoni cristiani, dovremmo essere convinti che, dal mattino di quella Pasqua lontana e secondo la sua stessa promessa, il Signore è con noi sempre, fino alla fine dei tempi. Ma per noi il silenzio di Dio, quando ci troviamo smarriti nella notte del dolore che pare sempre infinita, rimane la prova più dura. Innegabile: sotto sotto, cova in noi la speranza del miracolo alla “alzati e cammina” … E rimaniamo spiazzati, attoniti, in preda ad una angosciata delusione, quando il miracolo non avviene. E abbiamo un bel cercare consolazione nella Scrittura che ci dice che le nostre vie non sono quelle di Dio e che i nostri pensieri non sono i suoi pensieri. Anzi … Facile – mormoriamo – per Dio parlare così; facile per lui, al cui sguardo mille secoli sono come un battito di ciglia. Noi invece siamo qui, a centellinare ogni istante di sofferenza come se durasse – quello sì! – mille anni, smarriti e stremati dalla nostra impotenza. Ieri papa Francesco, da quella piazza San Pietro così desolatamente vuota, sulla quale cadeva una pioggia malinconica che pareva essere il pianto del cielo, ha innalzato un’accorata supplica al Signore. Immagini che ci hanno serrato il cuore in un dolore struggente per tutta l’umanità piagata dall’epidemia. Ma finita la supplica, finita l’adorazione appassionata al Santissimo Sacramento, finita la benedizione urbi et orbi, non c’è stato il miracolo della guarigione planetaria dal contagio. E se l’abbiamo sperato o anche solo pensato, è perché la nostra è una fede bambina la quale, invece di darci forza, ci renderà ancor più scorati e delusi. «Se tu fossi stato qui …». Ma Gesù è qui, è tra noi, più che mai «vicino a chi ha il cuore spezzato». Il vero miracolo che ci può salvare (in primo luogo da noi stessi e dalle nostre pochezze) è quello di avere la forza di essere uomini veri, che sanno guardare a testa alta oltre l’apparenza della morte perché convinti che la vita vera non è questa, ma quella rifiorita nella risurrezione di chi il calice della sofferenza estrema l’ha bevuto fino in fondo, per amore.
Sergio N.