Riflessioni per il giovedì santo

Viviamo un tempo di relazioni strane. Tra le tante immagini scherzose che circolano per alleggerire il peso di ciò che viviamo, c’è anche quella dell’ultima cena di Gesù di Leonardo. Gesù è solo a tavola, mentre gli apostoli sono collegati in videoconferenza (c’è anche l’altra, a partire dallo stesso dipinto, con la polizia che interviene e gli apostoli che si giustificano dicendo che sì, si sono ritrovati a cena, ma è l’ultima…).
Ieri anche i nostri fratelli ebrei hanno festeggiato Pesach, Pasqua, la memoria della liberazione dalla schiavitù egiziana. In una intervista un rabbino diceva: “Cercheremo di aiutare i fedeli a vivere lo spirito di questa festa; e poiché le sinagoghe sono chiuse, sarà la sinagoga ad andare nelle case, è questa la sfida. L’idea è che ciascuno, anche se è da solo a casa sua, può vivere pienamente questa festa comunitaria. Non è un messaggio facile da far passare. Ma lo stesso Dio che ci invita in sinagoga, ci chiama oggi a restare nelle nostre case!”.
Anche per noi è così. Non possiamo ritrovarci insieme, ma possiamo vivere la festa nelle nostre case! Vorrei dire anzi che è un’occasione preziosa perché i gesti che viviamo ogni anno il giovedì santo, ogni domenica nella Messa, ritrovino la loro pregnanza, la loro forza, la loro carica. Sono i gesti che ha compiuto Gesù, sui quali ha detto “Fate questo in memoria di me”; “Vi ho dato un esempio, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi”.
Facciamolo davvero! Prendiamo un asciugamano, dell’acqua, un catino. Se possiamo, laviamoci i piedi a vicenda. O almeno le mani. E prendiamo un pane, un unico pane grande, non tanti panini, e spezziamolo, e mangiamone un pezzo ciascuno. E un calice di vino. Proviamo a pensare alle parole con cui accompagnare questi gesti. Quelle di Gesù le conosciamo. E le nostre? Cosa vorremmo dire al figlio o figlia, al papà o mamma, al fratello o sorella mentre gli lavo i piedi, le mani? O mentre lui, lei lo fa a noi? Benediciamo il Signore per la presenza di lui, di lei? Per quali sue caratteristiche?
E sul pane e sul vino, che cosa diremo? Quando celebriamo l’eucaristia, per prima cosa diciamo “Benedetto sei tu Signore per questi doni, frutti della terra e del nostro lavoro”. Poi ripetiamo le parole di Gesù. E nelle nostre case? Cosa ci viene da pensare e dire, dando o ricevendo un boccone spezzato da un unico pane?
Sono gesti, quelli di Gesù, che richiedono una vicinanza fisica che oggi ci è possibile solo con coloro che vivono con noi. Rimangono per noi invito, invocazione, a cercare questa prossimità che si fa dono, servizio. A inventarci modi per essere vicini. Perché, come dice un canto che proprio in questo giorno si canta, “servire è regnare” (è un bel canto del Gen verde: cercatelo, ascoltatelo!).

 

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